Di Uomo del Faro (del 01/01/2009 @ 08:25:21, in vita, linkato 89 volte)
Mi piace iniziare l'anno nuovo con un pensiero bello. solare.
di cuore e per il cuore. il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni.
(Coelho)
Ed io mi sento con il mondo tra le mie mani.
Buon inizio
Di Uomo del Faro (del 19/12/2008 @ 01:26:54, in vita, linkato 88 volte)
I poeti lavorano di notte quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio come falchi notturni od usignoli dal dolcissimo canto e temono di offendere iddio. ma i poeti nel loro silenzio fanno ben più rumore di una dorata cupola di stelle.
Di Uomo del Faro (del 21/11/2008 @ 02:37:45, in vita, linkato 64 volte)
interno notte. interno un sogno. vivendo Orlèans.
è sempre più difficile riuscire a dormire ultimamente. soprattutto da quando il tempo scorre inesorabile. e mi affaccio sempre più spesso dal mio faro. e anche qui bisogna precisare, soprattutto da quando ho il mare dentro la mia stanza. è diventato quasi indispensabile riuscire a cogliere ogni singolo resprio, ogni più piccolo particolare da rubare alle onde quando si ritirano, portando a compimento quella naturale esposizione di fragilità, nella loro capacità di arginare, musica e melodia, quella sensazione di malinconia di una conchiglia arenata sulla spiaggia. che visione spettacolare. potessi scegliere di rinascere, la prossima vita sono indeciso se essere onda, se essere deserto o se essere conchiglia. ma di questo ne parliamo un'altra volta. ora vorrei parlare di un sogno. no, non parlare. ora vorrei vivere quel sogno.
sempre stando affacciato alla finestra del mio faro. socchiudi gli occhi, un flash, un cazzo di lampo che ti porta con la testa chissà dove. anzi no. dove lo sai. Orlèans.
e c'è il fuoco, che sai cogliere nelle piccole sfumature di foschia. e sapevo sarebbe stato il fulcro dell'anima. non gli occhi. non la foschia. non l'amore. il fuoco. e mi viene in mente il signore degli anelli, il film, quando ci si prepara alla guerra. quando per parlare non c'è telefono, non c'è internet, non c'è luce. quando per dire cazzo, preparati, si parte per la guerra, il segnale è un faro di fuoco. spettacolo.
ma è necessario cercare di capire meglio. acqua e fuoco. come aria e nebbia. come occhi e lacrime. imprescindibili? voci lontane? e i rumori? e le onde?
Orlèans.
adoro sentire parlare una donna il francese. la trovo sensuale. molto sensuale. quasi "dippiù" del portoghese.
Orlèans.
In Francia ci sono stato. era nel '99. Da Montecarlo arrivo a Nizza. Ma non sapevo dove fosse Orlèans.
Poi ho googleggiato. anzi, no. ora ho googleggiato. e sò rimasto senza parole. tecnicamente direi sò rimasto di cazzo. mi sa che mi tocca un lungo viaggio. Orlèans. che spettacolo la vita
Di Uomo del Faro (del 17/10/2008 @ 21:15:16, in vita, linkato 110 volte)
la libertà è solo una condizione mentale. Spezza le catene che limitano la tua mente, e sarai libero, sempre e comunque.
A volte incontri qualcuno per una ragione. Altre volte solo per una stagione. Ma in certi casi, incontri qualcuno per la vita. Se accade per una ragione, è perchè devi aiutare, o ricevere aiuto. Se dura una stagione, hai qualcosa da insegnare, o da imparare. Ma se è per la vita, allora riceverai il dono più prezioso che esista!
La paura fa parte della vita. I dubbi fanno parte della vita. A volte anche sentirsi completamente smarriti fa parte della vita. Ma non è certo la fine di tutto! E' soltanto l'inizio di qualcosa di più grande, che arricchirà il tuo spirito molto più di qualsiasi cosa tu abbia vissuto prima.
Di klà (del 02/09/2008 @ 23:55:19, in vita, linkato 68 volte)
ed è così le persone a cui vuoi più bene, sono poi quelle che, per una merda di legge di compensazione, sanno farti più male. e viceversa. bellastoria.
Ti vedo donna da qui mi devi parlare dai raccontami Due occhi che dentro i miei si lasciano andare un po' Arrivata la fine di una storia che ha dato e che ha avuto Mi dici adesso Così presto no, così presto no Vorrei poterti aiutare ma l'unica cosa che Io posso fare È stare qui ad ascoltarti prestandoti un po' di me C'è sempre un dopo, e ogni cosa che finisce ci sembra per sempre E tu mi dici ancora Così presto no, così presto no No che non è la tua ultima storia d'amore Non dirlo mai e non esserne così convinta No che non è il tuo ultimo giorno di sole Non dirlo mai e finisci di farti del male Cade la foglia d'inverno e il ramo rimane solo Ad aspettare Il primo raggio di sole che porta la primavera Cosi la foglia rinasce più verde, più bella e più forte Ma tu mi dici ancora Così presto no, così presto no No che non è la tua ultima storia d'amore Non dirlo mai e non esserne così convinta No che non è il tuo ultimo giorno di sole Non dirlo mai e finisci di farti del male In ogni lacrima c'è dentro un po' di lui E tu lascia che asciughi da sola Tu che non sai che adesso questa canzone è già La tua nuova canzone d'amore No che non è il tuo ultimo giorno di sole Non dirlo mai e finisci di farti del male
Di Uomo del Faro (del 10/07/2008 @ 09:25:38, in vita, linkato 75 volte)
Ed ecco qui, autentica telepatia in azione. Noterete che non ho niente nelle maniche e che non muovo le labbra. Né probabilmente si muovono le vostre. Guardate: qui c'è un tavolo con una tovaglia rossa. Sul tavolo c'è una gabbia grande come un piccolo acquario. Nella gabbia c'è un coniglio bianco con il naso rosa e gli occhi cerchiati di rosa. Nelle zampe anteriori ha un mozzicone di carota che sta sgranocchiando tutto contento. Sulla schiena, chiaramente segnato in inchiostro blu, c'è il numero 8. Vediamo la stessa cosa? Dovremmo incontrarci e confrontare gli appunti per esserne matematicamente sicuri, ma io credo di sì. Ci saranno inevitabili varianti, si capisce: alcuni riceventi vedranno una tovaglia color rosso robbia, qualcuno la vedrà scarlatta, altri vedranno altre gradazioni. (Per i riceventi daltonici, la tovaglia rossa è del grigio scuro della cenere di sigaro.) Qualcuno vedrà orli merlettati, qualcuno lisci. Gli animi più decorativi vi aggiungeranno un po' di pizzo... ma per piacere: la mia tovaglia è la vostra tovaglia, sbizzarritevi pure. La gabbia lascia parimenti ampio spazio all'interpretazione individuale. Per cominciare è descritta in termini di paragone approssimativo, utile solo se voi e io vediamo il mondo e misuriamo le cose con occhi simili. Nel fare paragoni approssimativi è facile essere sbadati, ma l'alternativa è una pignolesca attenzione ai dettagli che toglie tutto il piacere alla scrittura. Che cosa dovrei dire, «sul tavolo c'è una gabbia lunga novantacinque centimetri, larga sessantadue e alta trentacinque»? Questa non è prosa, è un manuale. Il paragrafo non ci dice neppure di che materiale è fatta la gabbia (rete metallica? stecche d'acciaio? vetro?), ma ha importanza? Abbiamo capito tutti che possiamo vederci dentro; oltre a questo, non c'importa. L'elemento più interessante qui non è nemmeno il coniglio che sgranocchia la carota dentro la gabbia, bensì il numero che ha sulla schiena. Non un sei, non un quattro, non un diciannove virgola cinque. È un otto. È questo che stiamo guardando e lo vediamo tutti. Non ve l'ho detto io. Voi non me lo avete chiesto. Io non ho mai aperto bocca e voi non avete aperto la vostra. Non siamo nemmeno nello stesso anno insieme, meno che mai nella stessa stanza... eppure noi siamo insieme. Siamo vicini. Si sono incontrate le nostre menti. Io vi ho inviato un tavolo con sopra una tovaglia rossa, una gabbia, un coniglio e il numero otto in inchiostro blu. Voi avete ricevuto tutto quanto, specialmente quell'otto blu. Siamo partecipi di un atto di telepatia. Non di mitiche coglionate dell'altro mondo: telepatia autentica. Non mi ostinerò su questo punto, ma prima che andiamo avanti è importante che capiate che la mia non è civetteria; un punto c'è.
Di Uomo del Faro (del 03/06/2008 @ 14:49:18, in vita, linkato 104 volte)
Il cuore più bello del mondo -Leggenda indiana-
C'era una volta un giovane in mezzo ad una piazza gremita di persone, diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti gliel'ammiravano era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello fosse stato proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane diveniva superbo e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: "Beh, a dire il vero, il tuo cuore è molto meno bello del mio.”. E così lo mostrò a tutti. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dalle quali erano stati recisi dei pezzi e sostituiti con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi. Tutti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come poteva affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!", disse. "Confronta il tuo cuore col mio, il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime.”. "Vero", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore, ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo a cui sono affezionato, però ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose sono queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che provo anche per queste persone e chissà? forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la vera bellezza?" Il giovane era rimasto senza parole e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. C’entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
Smile, without a reason why Love, as if you were a child Smile, no matter what they tell you Don’t listen to a word they say 'Cause life is beautiful that way
Tears, a tidal-wave of tears Light that slowly disappears Wait, before you close the curtain There’s still another game to play And life is beautiful that way
Here, in his eyes forever more I will always be as close as you remember from before.
Now, that you're out there on your own Remember, what is real and what we dream is love alone.
Keep the laughter in your eyes Soon, your long awaited prize Well forget about our sorrow And think about a brighter day 'Cause life is beautiful that way
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.