Che si infrangono sul mio petto, cadendomi dagli occhi, raccogliendoli tra le mani.
Sulla mia bocca, scivolano tra le dita di cielo, dove un sole stanco lascia il posto ai primi raggi di luna, addormentandosi tra le onde di mare, sfiorato dal volo di gabbiani.
Sul mio petto.
Al buio, lì dove sento respiri profondi, al confine tra cielo e mare, piccoli frammenti di anima che mi cadono dalle mani, piccoli voli di cielo abbracciati stretti stretti, urlando alla luna.
Parole. Solo parole.
E mi vien voglia di scrivere, di lasciare spazio ai pensieri che si rincorrono a piedi nudi sul prato tra i petali di dalia, danzando sempre più forte, ed è un continuo scrosciare di frammenti di stelle, nei miei, nei tuoi movimenti, sacrificando quello che resta in attesa di quello che potrebbe essere.
E le mani scorrono veloci nel cielo, cogliendo sguardi, fotografando profumi, stringendo stretti stretti abbracci di mare.
Più volte sono morto, e più volte sono rinato sotto questo cielo.
Come poesia, come musica, come sostanza di pensiero tra le onde.
E poi arriva la pioggia, sinuosa si muove sul tuo corpo, gocce che scivolano lente, tra le labbra, tra i raggi, sulle sponde di fiumi di pensieri. Come conchiglie accarezzate dalla sabbia, un soffio lento, morbido, come dita tra i capelli che ti cercano, che ti sfiorano, che vibrano come gocce di rugiada sulla lingua., così leggiadre che solcano angoli di cielo sul tuo viso.
E ho imparato a disegnare, ho imparato a dar voce ad un’immagine, aspettando che il tuo segreto diventasse quel qualcosa che avrei voluto per davvero. Ho imparato ad ascoltare tra le voci del vento, che soffiano inestricabili nella poesia che una foglia di un albero di Giuda narra nelle sere di luna come queste, dove sabbia rossa non è sempre sinonimo di deserto, dove anche il più piccolo bagliore riflette nel cielo una fiamma di candela.
Ma più di ogni altra cosa, anzi dippiù di ogni altra cosa, ho imparato che sbagliando sto imparando a crescere. Che sbagliando, in fondo, è un altro modo per riuscire a trovare una soluzione e a fare spazio a tutto questo immenso che sento dentro di me.
stasera come non mai. stasera mi sento un pò come l'uomo del faro. e dalla mia finestra posso sfiorare tutti i più piccoli frammenti di stella che dal cielo arrivano sino a me.
ancora una volta come un poeta della notte, sabbia che dal mare viene su, accompagnata da spuma nel vento. ancora una volta come l'uomo del faro, piccole gocce che dal cielo lavano l'anima, lasciando andare domande al cielo, nei tempi di un bagnasciuga, dove l'onda insicura arriva, spazza via ore di cielo, ritornando dal mare al mare. dippiù. un pò in fondo come l'uomo del faro, ancora una volta, perso in un grande luogo, stretto stretto ad un pensiero che non riesco ad afferrare. come l'uomo del faro che si affaccia e dalla finestra e riesce a giocare con uno spicchio di luna tra le dita. uno spicchio di luna che si riflette nel mare o forse un pò come nuvole di cielo, da spiare, da guardare attentamente mentre prendono forma, seduto su quella sedia di vimini sdraiato su quell'amaca nuvole che si plasmano nel cielo come il vento che dal finestrino ti scompiglia i capelli, arrivando dritto al viso, consumando più veloce quella marlboro che tra le dita scivola piano, come spicchi di luna
come un sole disteso sull'erba, che si specchia nel cielo
e sono i pensieri tuoi. un pò in fondo come l'uomo del faro.
La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto scrivi tu la fine io sono pronto non voglio stare sulla soglia della nostra vita guardare che è finita nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi la strada che noi abbiamo fatto insieme gettando sulla pietra il nostro seme a ucciderci a ogni notte dopo rabbia gocce di pioggia calde sulla sabbia amore, amore mio questa passione passata come fame ad un leone dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi tu non ricordi ma eravamo noi noi due abbracciati fermi nella pioggia mentre tutti correvano al riparo e il nostro amore è polvere da sparo il tuono è solo un battito di cuore e il lampo illumina senza rumore e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto ma scrivi tu la fine io sono pronto
lo sento. sta per arrivare. ti capita di sentire, di percepire cose che poi sai che potrebbero destabilizzarti in qualche modo. in senso assoluto. in senso bello o in senso brutto non importa. tu lo senti.
un pò come stamattina. erano le sei e passeggiavo tra la brina e tra fili di erba. nel cielo c'era una luna da paura. ti toglieva il fiato. e sentivi. respiravi. percepivi attorno a te ogni piccola vibrazione. ogni piccolo rumore dell'anima che si espande, che echeggia verso territori lontani, inesplorati, ma che dentro sono frammenti di te. piccoli frammenti di infinito. come posso spiegarmi meglio? ecco si, un pò come un viaggio di non ritorno verso il cielo. come Lorenzo quando canta in quella canzone "la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare". più o meno allo stesso modo.
giornate strane. ma lo senti. e secondo me arriva presto ora ci sono due cose da fare. o sprangare tutte le finestre, barricarti dentro casa e aspettare inerme che passi. mai. oppure aprire la braccia al cielo e danzare sotto questi piccoli raggi di quiete, piccoli raggi che possono dire sole o che possono dire tempesta.
apro le braccia. e mi piace da matti La vita non é una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia oggi più che mai sono come l'uomo del faro
interno sera. mi piace sta cosa cinematografica del cazzo. questa dell'interno dico. l'avevo su un vacchissimo blog di splinder. vabbè, stronzata. torniamo a me. a noi. stasera è di vento. soffia forte forte. ed è bello. semplicemente bello.
se chiudi gli occhi, e ti lasci accarezzare dal soffio puoi quasi sentirla. si. si sente la tua voce. una voce sensuale. allo stesso tempo dolcemente decisa. bella. non si può sentire sta cosa eh? mmmmhhhhh... e poi c'è sta canzone stasera. come al solito è battisti la sera a farmi compagnia. e cazzo, lo trovo geniale. non c'è ipocrisia nelle sue canzoni. si, non sono sdolcinate, smielate, epoliticallycorrectdelcazzomio. no, lui era semplicemente diretto. uomo. realista. non fa giri di parole inutili, non idealizza, non sta a smenarsi o chissàchè. lo dice chiaramente. io ti amo, mi prendi per il culo, ma continuo ad amarti, che posso farci? se sei anche un pò troia poi non è mica colpa mia...
ma non è a questo che mi riferisco stasera. per il momento la misoginia può attendere. anzi, stasera deve attendere. dicevo. è c'è il vento forte. e c'è lei che è bella. comunque bella. e la sua voce. bella.
Tu vestita di fiori o di fari in città con la nebbia o i colori cogliere le rose a piedi nudi e poi con la sciarpa stretta al collo bianca come mai ma... eri bella bella comunque bella Quando l'arcobaleno era in fondo ai tuoi occhi quando sotto al tuo seno l'ira avvelenava il cuore tuo perché tu vedevi un'altra donna avvicinarsi a me prima ancora che io capissi e riscegliessi te tu... eri bella bella comunque bella Anche quando un mattino tornasti vestita di pioggia con lo sguardo stravolto da una notte d'amore siediti qui non ti chiedo perdono perché tu sei un uomo Coi capelli bagnati - so che capirai Con quei segni sul viso - mi spiace da morire sai coi tuoi occhi arrossati mentre tu mentivi e mi dicevi che ancora più di prima tu amavi me tu... eri bella bella comunque bella
non puoi tirarti indietro. non puoi rifugiarti nel buio della notte. fanculo il sole. e pure la luna.
interno mattina. cazzeggiavo. sono capitato in sto luogo di perdizione ed ho trovato questa canzone. premesso che è da mesi che non ascolto tiziano ferro. premesso che è da mesi che non voglio ascoltarlo. premesso che manco stamattina volevo ascoltarlo, mi sono ritrovato sta canzone tra capo e collo.
e tra un lettera, un sito, una telefonata e ovviamente ad una sigaretta tra le labbra, l'ho ascoltato. come cazzo sia possibile che riesca a fare centro ogni volta, è un mistero.
(Tiziano ferro - Alla mia età)
Sono un grande falso mentre fingo l’allegria, sei il gran diffidente mentre fingi simpatia. Come un terremoto in un deserto che, che crolla tutto e io son morto e nessun se ne accorto. Lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa volare bene. Quindi se escludi gli aviatori, falchi, nuvole, gli arei, aquile, e angeli rimani te ed io mi chiedo ora che farai e nessuno ti verrà a salvare, complimenti per la vita da campione, insulti per l’errore di un rigore.
E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età e vita mia che mi hai dato tanto amore, gioia , dolore tutto, ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età
Certo che facile non è mai stato, osservavo la vita come la osserva un cieco, perché ciò che hai detto può far male, però ciò che hai scritto può ferire per morire.
E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età e vita mia che mi hai dato tanto amore, gioia , dolore tutto, ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età
E che la vita ti riservi ciò che serve spero e piangerai per cose brutte e cose belle spero, senza rancore e che le tue paure siano pure e l’allegria mancata poi diventi amore, anche se, e perché solamente il caos della retorica confonde i gesti e le parole le modifica e perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato e ciò che dice lui l’ho ascoltato di notte alla mia età. Di notte alla mia età.
non me n'ero accorto. che stupido sono stato. l'ho sempre avuto lì, tra le mie mani, e non me ne sono mai reso conto. eppure l'ho sfiorato, l'ho toccato, l'ho respirato per anni. ed è sempre stato d'avanti a me. per onestà, per volontà, per un giardino di nespole nell'oceano ho sempre ignorato la sua esistenza. fino ad oggi. o almeno, fino ad ora. ora intesa proprio come adesso. mò. ora. è un elogio di follia, al mio sogno, al mio pensiero, al cospetto di un'insensata normalità. non sapevo che uno sguardo potesse fare rumore. cazzo, non lo potevo per lo meno immaginare. ed è un boato dentro, che ti scompiglia i sensi, ti attanaglia le viscere, un terremoto dell'anima. anche solo un'idea. boom. un attimo prima stai lì. fumi una sigaretta, ridi, scherzi. ed un attimo dopo...sticazzi.
è come un delfino, uno di quelli che dalla sua vasca guarda l'oceano. è come un cavallo, uno di quelli che dal suo box osserva la prateria. è come un'altra vita. chiudi gli occhi, la ignori. fai finta che non ci sia, ed è sempre stata lì. da quanto tempo poi? mmmhh..non sono tanto bravo con i numeri, saranno si e no qualche centinaio di anni. di respiro. di aria. di alberi e cespugli ancora in fiore. di primavera dell'anima. è un'insensata voglia di libera interpretazione del tuo ego. un'insensata voglia di vivere a piene mani, idealizzando, lottando, mostrando i denti ed ululando ad una luna che non c'è.
dicevo che l'uomo del faro era tornato. ma mentivo a me stesso, soprattutto da quando mi han fatto notare la luce. e mentivo a me stesso pure d'avanti agli occhi di quella splendida creatura. niente di più bello hanno visto i miei occhi. dippppiù. e mentivo a me stesso quando ho giurato a me stesso che niente e nessuno mi avrebbe riavvicinato. è parte di me. ieri. oggi. domani. come fai a non respirare? puoi chiudere gli occhi. certo, che ci vuole. chiudili dai. che cazzo ci vuole...puff, chiudi gli occhi e lo schermo dentro diventa improvvisamente nero...giusto? ma cazzo dici? il mondo è dentro. puoi fuggire il rumore del fiume e delle foglie al vento. ma il vero rumore è dentro di te e poi. ho in testa sto numero. un numero semplice. 5. come le dita delle mani. 5. mani....se penso alle mani, poi, in questo momento non so dove potrei andare a parare. tu che leggi, hai mai fatto l'amore con le mani? io si, una volta mi è capitato. ma torniamo al 5. un numero che mi accompagna, che mi ronza e frulla in testa. è come quando di notte non riesci a dormire e non sai il perchè. ti giri, ti rigiri, e che cazzo. non riesci proprio a dormire. ti alzi, ti fumi una sigaretta e cominci a guardare fuori dalla finestra. 5 adoro poi i numeri dispari. sono il senso profondo del mio inquieto vivere. 5.
come quando ho maledetto quel giorno di pioggia. era una bugia. non posso maledire una parte di me. e aspetto la pioggia che come sempre accompagna i suoi viaggi. ed ho mentito a me stesso quando non sapevo fosse quello il tuo nome. ma un giardino di nespole nell'oceano per me è poesia pura. scusami se ho dubitato. anche se solo per un istante. ed una promessa è per sempre. c'è sempre speranza. è nel tuo nome. nel tuo destino, nella tua caparbietà. me l'hai insegnato tu. ed un abbraccio. è tutto in un abbraccio.
ed ora il faro riprende ad arginare il mare.
tra poesia, numeri, mani, voli pindarici di farfalle in pancia e sopra il fiume.. e dentro, lì nel profondo, nell'idealizzare qualcosa che non c'è, ritrovandosi poi a volare felici sopra una nuvola di velluto. non potevo capire, non sapevo comprendere, non riuscivo a viverle. come camminare nella nebbia. o a fari spenti nella notte? prima.
come puoi spiazzarmi così? la conoscevo in portoghese, per qualche tempo e soprattutto quando ho tempo studio un pò di portoghese, e un giorno mi arriva questa canzone in portoghese. entao me diz. bella, stupenda, un sogno, ma il mio livello di conoscenza del portoghese non mi permetteva di tradurla a pieno. e ovviamente, con il mio cervello dissociato non mi è saltato in mente di googleggiare.
e poi arrivi tu oggi che mi spiazzi, e mi lasci così.
MANNAGGIA TUA !!! tra ragazza della pioggia, figlia del vento e cosine simili, mi pare di essere come al colonnello giugliacci )
And so it is just like you said it would be life goes easy on me most of the time and so it is the shorter story no love no glory no hero in her skies i can't take my eyes off of you and so it is just like you said it should be we'll both forget the breeze most of the time and so it is the colder water the blower's daughter the pupil in denial i can't take my eyes off of you did I say that I loathe you? did I say that I want to leave it all behind? i can't take my mind off of you my mind 'til I find somebody new
Smile, without a reason why Love, as if you were a child Smile, no matter what they tell you Don’t listen to a word they say 'Cause life is beautiful that way
Tears, a tidal-wave of tears Light that slowly disappears Wait, before you close the curtain There’s still another game to play And life is beautiful that way
Here, in his eyes forever more I will always be as close as you remember from before.
Now, that you're out there on your own Remember, what is real and what we dream is love alone.
Keep the laughter in your eyes Soon, your long awaited prize Well forget about our sorrow And think about a brighter day 'Cause life is beautiful that way
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.